ASIA/ISRAELE - Il Presidente Rivlin alle Chiese: la nostra sovranità su Gerusalemme garantisce libertà religiosa per tutti

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Posted on: 12/30/17
Gerusalemme - La sovranità dello Stato d'Israele su Gerusalemme, riconosciuta dalla Amministrazione USA con una scelta unilaterale respinta a larghissima maggioranza dall'ONU, “non comprometterà mai la libertà di culto e di religione per tutti i credenti”, perché lo Stato d'Israele è “fermamente impegnato a garantire i diritti religiosi di culto e le attività di tutte le comunità di fede, a Gerusalemme e in tutta la nazione”. Con queste parole il Presidente israeliano Reuven Rivlin ha voluto rassicurare i Capi e i rappresentanti delle Chiese e delle comunità cristiane presenti in Israele, da lui incontrati nella residenza presidenziale mercoledì 27 dicembre, in occasione del tradizionale ricevimento annuale in vista dell'inizio del nuovo anno. All'incontro hanno preso parte, tra gli altri, il Ministro israeliano per gli interni Arieh Deri, il Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme Theophilos III, Il Custode di Terrasanta p. Francesco Patton ofm e l'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme. “Un incontro con i rappresentanti delle Chiese è sempre importante per me, ma quando ci troviamo a affrontare tempi difficili, esso diventa ancora più importante” ha esordito Rivlin ricevendo i suoi ospiti, con un'allusione alle critiche unanimi che la scelta dell'Amministrazione Trump ha raccolto tra i rappresentanti delle Chiese mediorientali. Il Capo di Stato ha voluto anche rimarcare davanti ai suoi interlocutori una sorta di affinità elettiva tra le violenze subite dai cristiani in molte parti del Medio Oriente e le vicende vissute dallo Stato ebraico nel suo percorso storico: "Negli ultimi anni” ha detto Rivlin “la nostra regione ha conosciuto tanto spargimento di sangue, tanto dolore, tanta sofferenza. Durante questo periodo buio, nessuna comunità è stata perseguitata più dei cristiani, in tutti i Paesi intorno a noi. Prego insieme a tutti voi per il loro benessere. In Israele” ha aggiunto il Presidente dello Stato ebraico “sappiamo bene cosa significa essere attaccati, essere perseguitati solo per la nostra fede, e abbiamo il cuore spezzato nel vederne la sofferenza”. Il Ministro degli Interni Arieh Deri - tra i fondatori di Shas, sigla politica degli ebrei ortodossi sefarditi - dal canto suo ha definito il riconoscimento di Gerusalemme Capitale d'Israele come “un regalo ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti Trump”, aggiungendo che Gerusalemme “continuerà ad essere una città di pace per tutti i credenti, in cui tutti possono pregare in libertà e uguaglianza".
Parlando a nome delle comunità cristiane, il Patriarca greco ortodosso Theophilos III ha ribadito le loro ansie e preoccupazioni riguardo ai rischi di manomissione e violazione dello Status Quo, l'insieme di diritti acquisiti, regole e costumi su cui si fonda la convivenza tra le diverse comunità di fede nella Città Santa. Il Patriarca Theophilos ha anche espresso l'augurio che le autorità civili facciano da argine ai “gruppi radicali che vogliono fare di Gerusalemme una società chiusa”. .

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