ASIA/INDIA - Appello di Caritas India per le vittime dell'inondazione in Kerala

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Posted on: 08/30/18
New Delhi - Caritas India lancia un appello urgente per aiutare le vittime dell'inondazione del Kerala. “Stiamo organizzando gli aiuti per tutte le persone colpite dal disastro, indipendentemente dalla loro religione, casta, credo o colore” spiega all'Agenzia Fides padre Paul Moonjely, direttore di Caritas India. Il sacerdote afferma: "Migliaia di nostri connazionali in Kerala sono vittime della potenza della natura. E' un'occasione per mostrare la nostra solidarietà a quanti hanno perso tutto e sono alla disperata ricerca di aiuto. Facciamo appello a tutti gli indiani, perché si uniscano a noi. In tempi come questo, ogni secondo, ogni rupia conta. Ci rivolgiamo a tutti gli uomini di buona volontà e lanciamo un appello particolare ai cattolici e ai cristiani, in quest'ora di disperato bisogno. Ricordiamo le parole del Signore Gesù Cristo, che disse: Qualsiasi cosa facciate al più piccolo dei miei fratelli, l'avrete fatta a me”.
Il governo del Kerala ha chiesto al governo federale 313 milioni di dollari come fondi per la riabilitazione e la ricostruzione, ma l'esecutivo di New Delhi ha stanziato solo 85 milioni di dollari. Da quando le piogge monsoniche hanno iniziato a riversarsi sul Kerala, il 29 maggio scorso, più di un milione di persone sono state costrette a rifugiarsi nei centri di soccorso, dopo inondazioni senza precedenti. Le forti inondazioni, generatesi a partire da luglio, sono state descritte come le peggiori dopo il 1924 e definite “il diluvio del secolo”. Il Kerala ha già ricevuto il 30% di piogge torrenziali in più rispetto alla sua media annuale; le piogge nello stato normalmente durano fino a novembre.
Il Direttore della Caritas aggiunge: “A quanti, cittadini del Kerala, sono in diaspora, sparsi in tutta l'India e nel mondo, diciamo: vi unirete a noi' Un piccolo contributo monetario da parte vostra può fare molto per cambiare la vita di chi sta soffrendo”.
Secondo dati ufficiali, 389 persone sono morte, 38 sono disperse e 133 sono ricoverate in ospedale. Più di 21.000 case sono state danneggiate, 46.016 bovini, 200.000 capi di pollame e 40.000 ettari di colture sono andate perse. Più di 98.000 km di strade e 134 ponti sono stati danneggiati. Il trasporto stradale, ferroviario e aereo è seriamente compromesso. Su 1.553 villaggi del Kerala, 1.287 sono stati colpiti, 1.421.000 persone sono sfollate e vivono attualmente in 8.877 campi di soccorso per profughi. In molti distretti, l'accesso all'acqua potabile è completamente annullato.
Agricoltori, salariati giornalieri e braccianti agricoli non guadagneranno nulla per i prossimi 2-3 mesi. Migliaia non hanno case in cui tornare, non hanno cibo, vestiti, letti, zanzariere, medicine, acqua potabile e rifugi temporanei. Dato che l'igiene è gravemente compromessa, il rischio di epidemie è al massimo storico.
Come appreso da Fides, tra le aree colpite, quelle dove vive la popolazione dalle caste e delle tribù Wayanad e Idukki sono completamente isolate. I pregiudizi di casta spesso portano questi gruppi a essere ignorati anche durante gli sforzi di soccorso. Le donne, i bambini e gli anziani sono estremamente vulnerabili in tali situazioni.
Caritas India con il suo intervento prevede di raggiungere 20.000 famiglie offrendo sostegno alimentare, dotazioni di acqua potabile, kit igienico-sanitari a 20.000 famiglie tribali più bisognose a Wayanad, Pathanamthitta, Thrissur ed Ernakulam. Inoltre si utilizza l'approccio il "Cash for Work" per ripulire i detriti per supportare 10.000 famiglie da comunità tribali.

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