AFRICA/TANZANIA - Sostentamento delle opere e invecchiamento dei missionari: suore-imprenditrici per far sopravvivere la scuola

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Posted on: 06/11/18
Dodoma - Grazie alla costruzione e alla gestione di un pollaio, l’asilo e la scuola primaria della parrocchia cattolica di Msalaba Mkuu potranno continuare la loro attività. La fantasia e l’intraprendenza delle suore di San Giuseppe di Chambéry ha permesso di vincere la sfida dell’autosostentamento di una piccola realtà missionaria che rischiava di chiudere per sempre.
Quello dell’autosostentamento è un problema vissuto da molte opere missionarie. La crisi economica degli ultimi anni ha portato a un calo delle donazioni. Secondo le più recenti analisi statistiche, l’universo dei benefattori non cresce più come nella prima decade degli anni Duemila, anzi tende a ridursi. Un’indagine presentata dall’istituto Gfk e riportata dal quotidiano economico italiano "Il Sole 24 Ore", ha stimato in 9,75 milioni di persone il numero complessivo dei donatori italiani, con una diminuzione di 6 milioni negli ultimi dodici anni. Questo significa un calo drastico delle risorse a disposizione.
Questo problema si aggiunge al progressivo invecchiamento dei missionari. Attualmente i missionari italiani sono circa 10mila sparsi in Africa, Asia America Latina, Oceania. Sono in netta diminuzione rispetto al 1991, quando erano 20 mila. Ma il dato più preoccupante, secondo una recente indagine della rivista "Popoli e missione" della Fondazione "Missio" Italia, è che la loro età media è di 63 anni. Ciò mette a rischio la continuità di molte opere missionarie. Da qui la necessità dell’autosostentamento per garantire un futuro a servizi che, nel tempo sono diventati essenziali per le popolazioni locali.
L’asilo e la scuola primaria di Msalaba Mkuu sono stati fondati nel 1965 dai Benedettini e poi sono passati alle Suore Giuseppine. Per alcuni anni le attività educative sono state sostenute da Csj missioni, la Ong delle suore, in cooperazione con l’Ong "Cope", che si era impegnata a contribuire all’approvvigionamento alimentare e al mantenimento. A causa della crisi economica, il flusso delle donazioni è calato e Cope ha ridotto il suo contributo al pagamento del salario dei lavoratori.
Nel 2016, le suore hanno deciso di allestire un pollaio con galline ovaiole perché in Tanzania il mercato delle uova è molto remunerativo. Grazie alle donazioni giunte dall’Italia, si è costruito il pollaio e si sono acquistate 315 galline. La produzione è iniziata subito e la risposta del mercato è stata ottima. Ben presto la richiesta ha superato la capacità di produzione del pollaio. Nonostante le difficoltà legate a un’epidemia che ha ucciso molte galline, il progetto ha preso il volo. Il successo ha convinto le suore ad acquistare nuovi polli e, con le entrate garantite dalle uova, a comperare anche alcuni maiali, oltre che a potenziare l’orto.
"Galline, uova, maiali e orto – spiegano le religiose a Fides – garantiscono entrate crescenti e forniture alimentari costanti per i bambini. I genitori pagano anche una piccola retta, garantendoci altri fondi. Al momento non siamo ancora del tutto autosufficienti. La Cope assicura ancora il pagamento dei dipendenti. Ma contiamo, nell’arco di due anni, di avere i fondi necessari a portare avanti il progetto senza aiuti esterni. Una sfida impegnativa, ma alla nostra portata".


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